Droni Tombaroli !

La scena è affascinante. All’inizio, una telecamera attaccata al muso di un piccolo aereo telecomandato mostra solo l’oscillante orizzonte della Giordania.

Poi, la telecamera inizia sorvolare la cima di una collina.

I fori però non sono il risultato di esplosioni. Ogni buca è stata scavata laboriosamente, una palata di terra alla volta, da un esercito di tombaroli. La vittima in questo caso è un sito archeologico, Fifa, che ospita oltre 10.000 sepolture dell’Età del Bronzo colme di vasellame, perle di corniola e bracciali di conchiglie; un’enorme necropoli che alcuni archeologi associano a Sodoma e Gomorra, le bibliche “città delle pianure” distrutte dall’ira divina.
Il traffico di antichità non è certo una novità in Medio Oriente, dove l’instabilità politica, unita all’abbondanza di reperti storici, alimenta un mercato globale affamato di manufatti provenienti dalla Terra Santa.

Il saccheggio sistematico degli straordinari siti mesopotamici in Iraq durante e dopo l’ultima guerra ha riportato in evidenza il problema. Dalla Siria giungono notizie di reperti archeologici barattati con armi.

L’unica vera novità in questo panorama di distruzione culturale sono i droni – uno strumento di alta tecnologia che gli archeologi utilizzano per studiare (e forse contribuire a controllare) il commercio illegale di manufatti.

Gli aeromobili a pilotaggio remoto, o UAV, sono noti soprattutto per le discusse attvità militari di sorveglianza e uccisione di combattenti in zone come il Pakistan e l’Afghanistan, ma stanno rivoluzionando la ricerca archeologica. Sono stati impiegati ad esempio per mappare remoti siti funarari della cultura Moche in Perù e per ricostruire immagini tridimensionali delle rovine Gallo-Romane sepolte sotto le autostrade svizzere, e perfino, in un caso, per individuare un quasi irragiungibile sito di arte rupestre nel sudovest americano.

Grazie ai droni in Giordania, a Fifa, i tombaroli – molto spesso ex contadini a cui è stata sottratta la terra – stanno riprendo le vecchie buche: segno che trovare manufatti diventa sempre più difficile.

Israele ha delle leggi molto restrittive per quanto riguarda il commercio dei manufatti trovati dopo il 1978, quando fu emanata la normativa che riguardava il patrimonio archeologico. Ma ciò non impedisce che antiquari con pochi scupoli retrodatino gli oggetti in cui vengono in possesso.

Monther Jamhawi, direttore generale del Dipartmento delle Antichità in Giordania, dice che la soluzione al problema dei saccheggi è l’applicazione delle norme già esistenti, e pene severe per chi rapina il patrimonio nazionale. Ma per quanto riguarda i droni, né il governo né gli archeologi hanno proposto – fino ad ora – di utilizzarli a scopo di sorveglianza, per proteggere il sonno degli antichi defunti.

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